“Erano trascorse altre due ore, quando il dottor Toby per primo aperse finalmente gli occhi, dopo cent’anni che li aveva tenuti chiusi”
In questi giorni su Rai Radio 3 si può ascoltare il podcast dedicato alla lettura di un romanzo poco noto di Emilio Salgari: Le meraviglie del Duemila. L’ autore degli avvincenti romanzi della nostra infanzia, si è cimentato con una storia futuristica, portando con sé tutta quell’immaginazione che abbiamo imparato ad amare nelle sue avventure fantastiche che ci trasportavano dalle Indie alla Malesia e in terre selvagge mai da lui visitate, eppure studiate con tale minuzia tra mappe e documenti da farci sentire ancora oggi l’odore della giungla.
La storia è presto detta. Uno scienziato, Toby Holker, convince un amico annoiato ad accompagnarlo in un viaggio nel tempo, grazie alla somministrazione di una rara pianta esotica che sospende le funzioni vitali. I due dormiranno per cento anni, risvegliandosi nel 2003. Qui inizia la scoperta del nuovo mondo, del progresso e di tutti i cambiamenti che sono avvenuti nel frattempo. Mentre lo ascoltiamo (o lo leggiamo), non dimentichiamoci che Salgari ha scritto il romanzo nel 1902, quindi prima, solo per fare un esempio, delle due Guerre Mondiali e molto prima di tutto quello di cui oggi usufruiamo. Anche noi in qualche modo, dobbiamo fare uno sforzo di immaginazione all’indietro!
Non ci addentriamo nelle vicissitudini dei due protagonisti nel nuovo millennio, ma è stato interessante ricercare quelle cose che un po’ si sono avverate, se non proprio identiche, in modo molto verosimile.
Salgari è riuscito a immaginarsi radiosveglie, giornali parlati e visivi proiettati sui muri, abiti di stoffa vegetale, pasti super nutrienti in pillole, self service automatici di cibo e bevande, pranzi in piedi per non perdere tempo, lavoro nelle fabbriche dimezzato per via delle automatizzazioni e quindi scomparsa del ruolo da operaio a favore di un ritorno alla vita dei campi e dell’agricoltura, mezzi dotati di ali che ti vengono a prendere all’altezza della finestra, treni velocissimi, un problema di sovrappopolamento risolvibile con la conquista di altri pianeti come Marte, i cui abitanti hanno stretto amicizia con i terrestri. L’unica fonte di energia che fa muovere tutto è l’elettricità che in enormi quantità attraversa il pianeta in lungo e in largo permettendone la vita, con gravi problemi però di inquinamento.
Di guerre non ce ne possono più essere come spiega uno dei personaggi del libro:
“Oggi noi possediamo degli esplosivi capaci di far saltare una città di qualche milione di abitanti; delle macchine che sollevano delle montagne; possiamo sprigionare, con la semplice pressione del dito, una scintilla elettrica trasmissibile a centinaia di miglia di distanza e far scoppiare qualsiasi deposito di polvere. Una guerra, al giorno d’oggi, segnerebbe la fine dell’umanità. La scienza ha vinto ormai su tutto e su tutti”
Fa un certo effetto questa capacità immaginativa e predittiva sua come di molti altri scrittori di fantascienza. Ma nonostante il titolo “Le meraviglie.” e l’elenco strabiliante di novità tecnico scientifiche, Salgari mostra una preoccupazione mettendoci in guardia da un eccesso di innovazione che non è priva di ombre.
Un futuro dominato da un potere ipertrofico delle macchine, in una vita frenetica, incalzante, angosciante senza pause e senza la calma necessaria per gustarsi le cose e per vivere appieno. Insomma, un mondo impazzito.
“La gente che si affolla nelle vie vicine pare che cammini sui tizzoni (…) Erano molto più calmi gli uomini mentre ora vedo che persino le signore marciano a passo di corsa come se avessero paura di perdere il treno”.
I due protagonisti non usciranno benissimo da questo viaggio in una realtà a cui non riescono ad abituarsi. “Provo un tremito strano ed un turbamento inesplicabile (…) si direbbe che il mio cervello riceva delle continue scosse”. E il medico che li visiterà decreterà: “Né io né altri potremo salvarli. Sia l’elettricità intensa a cui non sono abituati o l’emozione prodotta dalle nostre meravigliose opere, il loro cervello ha subito una scossa tale da non guarire mai più”
“Tanto valeva che non si fossero risvegliati dal loro sonno secolare, io ora mi domando se aumentando la tensione elettrica, l’umanità intera in un tempo più o meno lontano, non finirà per impazzire. Ecco un grande problema che dovrebbe preoccupare le nostre menti di scienziati.”
Azzeccate o no alcune previsioni, Salgari ha finito per cogliere un tema che ci tocca anche oggi, con un’accelerazione di ritmi di vita e di iperconnessione che insieme a molti vantaggi ha portato anche ad alienazione e nuove nevrosi. Il Duemila, per lo scrittore, sarebbe stato dunque un mondo fragile con risvolti inaspettati e non certo positivi.
Stupore e disorientamento, entusiasmo e paura davanti alle continue e velocissime invenzioni le cui potenzialità spesso sono indecifrabili. Come possiamo rimanere pienamente umani e orientare verso il bene un cambiamento così travolgente? Citiamo da una lettera di Papa Francesco, a proposito dell’ Intelligenza Artificiale, le parole di Romano Guardini, che nato solo vent’ anni dopo Salgari, hanno un bell’accento di speranza perché l’unica certezza è che l’uomo ha una responsabilità e un ruolo non sostituibili (per fortuna!):
“Innanzitutto, conviene sgombrare il terreno dalle letture catastrofiche e dai loro effetti paralizzanti. Già un secolo fa, riflettendo sulla tecnica e sull’uomo, Romano Guardini invitava a non irrigidirsi contro il “nuovo” nel tentativo di «conservare un bel mondo condannato a sparire». Al tempo stesso, però, in modo accorato ammoniva profeticamente:
«Il nostro posto è nel divenire. Noi dobbiamo inserirvici, ciascuno al proprio posto (…), aderendovi onestamente ma rimanendo tuttavia sensibili, con un cuore incorruttibile, a tutto ciò che di distruttivo e di non umano è in esso». E concludeva: «Si tratta, è vero, di problemi di natura tecnica, scientifica, politica; ma essi non possono esser risolti se non procedendo dall’uomo. Deve formarsi un nuovo tipo umano, dotato di una più profonda spiritualità, di una libertà e di una interiorità nuove»
(Lettere dal lago di Como, Brescia 2022 5, 95-97)
Potete ascoltare qui l’audiolibro!